Avvocata o avvocato? Secondo FBK, presentarsi con il femminile pesa come presentarsi con 10 anni di esperienza in meno

Presentarsi come un’avvocata (e non come un avvocato) pesa come presentarsi con 10 anni di esperienza in meno. L’effetto della declinazione al femminile del titolo professionale influenza in negativo la percezione delle competenze di una professionista. Un effetto che pesa soprattutto per le professioniste più giovani o con meno esperienza. Lo ha dimostrato uno studio condotto dal centro di ricerca Irvapp della Fondazione Bruno Kessler di Trento.

La ricerca è stata commissionata dal Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Rovereto, e ha coinvolto 250 professionisti e professioniste trentine. Chi ha risposto all’inchiesta ha analizzato una serie di scenari in cui, in una situazione ipotetica di bisogno, veniva chiesto di indicare la probabilità con cui si sarebbero rivolti ad alcune figure professionali (avvocato/a, commercialista, dottore/dottoressa), di cui erano indicati titoli professionali e una serie di caratteristiche (come genere, età, esperienza etc.). Per le avvocate donne, i titoli erano declinati al maschile (avvocato) o al femminile (avvocata).

In questo modo il team di ricerca è riuscito a rispondere a questa domanda: a parità di condizioni, quanto è probabile scegliere di rivolgersi all’avvocata Maria Rossi invece che all’avvocato Maria Rossi?

I risultati dello studio mostrano che l’impatto della declinazione femminile è enorme: presentare un profilo come avvocata pesa (in negativo) come presentarsi con 10 anni di esperienza in meno. Questo effetto è particolarmente negativo per le professioniste più giovani e le avvocate con meno esperienza, o senza caratteristiche peculiari, come far parte di uno studio associato o aver passato l’esame di cassazionista.

“Questi risultati – spiegano i ricercatori – offrono una spiegazione del perché molte donne continuino a preferire il titolo avvocate maschile in diverse professioni, anche se ormai a maggioranza femminile, come l’avvocatura. Per esempio, in Provincia di Trento, solo il 15% delle utilizza il titolo al femminile“.

Il titolo professionale declinato al femminile, infatti, continua ad essere associato con uno stereotipo negativo e porta ad un percezione più bassa di competenza. Questi dati indicano che per incentivare l’uso della declinazione femminile, quella grammaticalmente corretta, è fondamentale tener conto del costo associato per le professioniste.

Lo studio suggerisce un ruolo potenziale di interventi di politiche pubbliche, a livello di ordine professionale o di amministrazione, che siano volti a sensibilizzare ad un corretto uso del linguaggio di genere e a ridurre lo stereotipo e il costo associato al titolo femminile.

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