Dal vangelo di Marco, la domanda irrinunciabile: chi son io? Dove cercare la pienezza?
Quando a marzo dello scorso anno i Passi di Vangelo si concludevano per la prima parte, l’intesa che si era instaurata lungo i cinque incontri tra don Lauro e i giovani della Diocesi era diventata tangibile, si poteva quasi toccare. Ma la piena forza dell’intesa creata doveva ancora rivelarsi: lo ha fatto lo scorso giovedì 9 novembre, quando nella chiesa del seminario di Trento il percorso è ripreso esattamente da dove, e soprattutto come, era stato lasciato.
In un clima di assoluta familiarità, che ha smorzato la spaventevole grandezza del numero dei quattrocento giovani accorsi, l'attenzione si è subito rivolta all'essenziale della riflessione snocciolata dal consumarsi della serata secondo il rodato canovaccio dei Passi, con le note del coro di Vigo Meano.
Il filo rosso della serata è stato un interrogarsi sull'identità: la domanda irrevocabile e irrinunciabile che ci fa chiedere chi siamo noi stessi per noi, chi siamo per gli altri, che cosa ci costituisce essenzialmente, che cosa ci affossa e che cosa ci dona lo spazio per mostrare la nostra bellezza lungo il percorso identitario della vita; ed ancora: che ruolo giovano gli altri nella costruzione della nostra identità, quale misura e quale atteggiamento mi aprono e non mi rendono schiavo del giudizio altrui. Guidati da queste domande portate dai giovani della Val di Non, la parola è stata data al Vangelo di Marco al capitolo 8, nel quale troviamo un Gesù che in prima battuta chiede ai discepoli: “La gente chi dice che io sia? E voi chi dite che io sia?”
“La buona notizia”, ha sorriso don Lauro incominciando la sua riflessione, “è che anche Gesù, vero uomo, non è stato esentato dalla domanda sull’identità. Anche lui è stato mosso dalla curiosità irrefrenabile di sapere che cosa gli altri pensavano di lui; di più: ha interrogato i suoi amici per capire che cosa pensassero”. Gesù rivela una caratteristica imprescindibile dell’essere umano, quello della relazione e dell’interfaccia con gli altri: “State attenti però”, ha affermato l’Arcivescovo riprendendo le parole dei giovani nonesi, “alla differenza determinante che intercorre tra individuo e persona: l’individuo è colui che usa gli altri per emergere, che è schiavo dell’opinione degli altri e vive di rimessa a questa. Badate invece ad essere e diventare ogni giorno persone, ovvero gente che vive della relazione autentica con gli altri”. La cacciata indietro di Pietro, nella parte finale del brano evangelico, permette a Gesù di rivelare esattamente in che cosa consiste l’autenticità della relazione: il discepolo intima a Gesù di usare buon senso, di non comunicare apertis verbis il declino umano della sua figura che finirà inchiodata ad una croce. “Satana è chi vive e si limita nel buonsenso”, ha spiegato con cura don Lauro, “e che così facendo non si dona totalmente e gratuitamente per gli altri. Perché la Vita è tale solo se donata e non tenuta per sé, esattamente come ha fatto Gesù, vero Dio sceso in terra per mostrarci attraverso se stesso la Via per la Verità della Vita”.