“Non è la dottrina a dividere”

"Se non c'è amore reciproco, ogni differenza è vista come una frattura. Nostro compito è invece sentirla come fonte di ricchezza, portando avanti il dialogo tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica". Si è concluso con le parole di speranza dello ieromonaco Giovanni Guaita del Patriarcato di Mosca l'incontro dedicato a "20 anni dopo. L'Ortodossia e le sfide dell'oggi" promosso dal Centro Ecumenico Diocesano e dal Gruppo "Amici di padre Nilo" in occasione del ventesimo anniversario dalla scomparsa di padre Nilo, don Ezio Cadonna, svoltosi al Vigilianum di Trento lunedì 11 settembre.

Preceduto dall'inaugurazione, avvenuta la scorsa settimana, della mostra iconografica "Volti e tracce. Le icone dei discepoli" (fino al 15 settembre, nei giorni feriali dalle 14 alle 18), l'intervento di Guaita ha offerto un'interessante panoramica storica, ricordando testimonianze dalle quali emerge che non ci fu coscienza di un vero e proprio scisma tra le due chiese: "Ciò che divide non è la dottrina, ma la storia, la cultura, la mentalità; fin dall'inizio esistono due tradizioni diverse, ma le differenze non erano considerate come segno di divisione, poi hanno iniziato a convincersi che fossero dimostrazione di disunità. Ma, pur litigando, hanno continuato a essere in comunione e padre Nilo ha fatto molto per far conoscere la spiritualità orientale e mantenere aperto il dialogo".

Come ha ricordato nel suo saluto il direttore Alessandro Martinelli, egli ha lasciato una duplice impronta, rappresentata dalla scuola di iconografia aperta a Trento, quasi prima in Italia, e dal promuovere la formazione del coro Nikodim, dedicato alla memoria del metropolita di San Pietroburgo che nel 1975 visitò Trento, la cui eredità è stata raccolta dall'"Ensemble Concilium".

"Oggi la Chiesa russa è attraversata da una crisi di identità che implica lo scollamento con il popolo – ha detto Guaita – e assistiamo all'affermarsi di un estremo nazionalismo che porta la Russia a guardare più a est che all'Europa". L'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill avvenuto l'anno scorso a Cuba, pur improntato a minimalismo e prudenza, ha seminato germogli di fiducia: "Incontrarsi nella sala d'attesa di un aeroporto, in forma laica, senza alcuna preghiera o benedizione, ha lasciato perplessi molti, ma insieme alla firma di una dichiarazione che è un capolavoro di equilibrio, ci sono stati gesti importanti: Bergoglio si è firmato "Vescovo di Roma, Papa della Chiesa Cattolica" e in conferenza stampa ha detto che lui e Kirill hanno parlato come fratelli, entrambi vescovi, senza rivendicare alcuna supremazia; inoltre il testo contiene una preghiera ortodossa a Maria per cui, pur non avendo pregato insieme, cosa che per gli ortodossi non è possibile, è come se lo avessero fatto". A padre Nilo è dedicato anche "Mir vsiêm! Con voci d’Oriente. Piccolo percorso d’ascolto tra i suoni della grande tradizione bizantina", lunedì 18 settembre, alle 17.30, nella Cappella Ecumenica di via Alfieri 13.

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