Le recenti indagini su casi di caporalato e sfruttamento lavorativo emersi anche in Trentino, riaccendono il dibattito sulla trasparenza delle filiere agroalimentari. Può essere considerato di qualità un genere alimentare se dietro la sua produzione si celano condizioni lavorative irregolari? L’associazione Federconsumatori del Trentino, che tutela i diritti e gli interessi di tutti i consumatori, torna a chiedere l’introduzione di una “etichettatura sociale” dei prodotti alimentari, uno strumento che permetta ai consumatori di conoscere non solo l’origine dei prodotti, ma anche le condizioni in cui vengono realizzati.
Per Federconsumatori la soluzione passerebbe attraverso una maggiore trasparenza. Il sistema di etichettatura proposto potrebbe fornire informazioni verificabili sul rispetto dei diritti dei lavoratori, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulle condizioni occupazionali lungo tutta la filiera produttiva.
Allo stesso tempo, si evidenzia come il peso economico del rispetto delle regole non possa ricadere sulle famiglie. La legalità, sostiene l’associazione, deve essere una responsabilità condivisa dalle istituzioni e dalle imprese e non un ulteriore costo per i consumatori.
Da qui la richiesta di rafforzare i controlli contro il caporalato e lo sfruttamento, un percorso che, secondo Federconsumatori, è indispensabile per garantire qualità dei prodotti, tutela dei diritti e sviluppo sostenibile del settore agroalimentare.