BIC del Sociale, un centro che incuba e diffonde capitale sociale

Da un paio d’anni il territorio trentino ospita un’iniziativa originale che sta mettendo radici: è il «BIC del Sociale», nato a fine 2024 per accompagnare e far crescere il mondo del volontariato, dell’associazionismo e dell’economia civile.

Sappiamo che BIC sta per Business Innovation Centre (centro d’innovazione aziendale) usualmente definito «incubatore»; l’acronimo ricorda i sei compendi modulari in cui Trentino Sviluppo – la società pubblica fresca di festeggiamenti per il proprio 40° anno di vita – ospita oggi poco meno di duecento imprese. Anche il BIC del Sociale ha sede a Rovereto, come il primo storico incubatore; tuttavia, diversamente da Trentino Sviluppo, non è un soggetto pubblico, ma un’associazione a forte protagonismo privato, e la sua missione non s’innesta su un’offerta di tipo immobiliare. Un doppio merito, si direbbe. Allora, perché chiamarlo BIC? Il Manifesto fondativo del nuovo soggetto ne interpreta il nome come la «chiusura di un cerchio»: per reagire alla crisi degli anni ’80 si creò in Vallagarina un BIC delle imprese (l’attuale Trentino Sviluppo) così come oggi si è dato vita a un BIC del Sociale «dove la “B” di business simboleggia, in questo caso, l’aggancio con il mondo delle imprese e del loro saper organizzarsi … non il business fine a sé stesso». In altre parole, il fulcro dell’acronimo è la «I» di innovazione: una scintilla necessaria sia per le imprese orientate al profitto sia per il privato sociale, chiamato oggi a compiere un salto di qualità verso una «fase adulta».

Stiamo dunque parlando di un centro di competenze, iscritto come Ente del Terzo Settore (ETS), che può contare su compagni di viaggio di grande spessore. CSV Trentino (Centro Servizi per il Volontariato), Fondazione Metalsistem, APPM (Associazione provinciale per i minori), Cassa Rurale AltoGarda–Rovereto, assieme a singoli cittadini con qualificati curriculum (Stefano Robol, l’attuale presidente, Mauro Viesi, Pietro Monti, Nadio Delai, Luciano Malfer, Paola Maccani, Sabina Chiasera, Livia Ferrario, Alessandro Tonina, Paolo Romito), ne sono i fondatori. Si sono poi aggiunti: Istituto Artigianelli, la stessa Trentino Sviluppo, Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, Fondazione Caritro, Federazione Trentina della Cooperazione e Con.Solida.

Che cosa fa in concreto questo incubatore? Si rivolge a due mondi: da un lato gli ETS in fase di crescita; dall’altro le imprese intenzionate a buone pratiche di welfare aziendale e mutualità territoriale. Lo fa attraverso incontri, scambi, sviluppo di idee e di innovazioni. Ciò significa, ad esempio, offrire agli ETS che si trovano nel guado fra piccola e media dimensione percorsi di affiancamento per strutturarsi meglio, intercettare finanziamenti complessi o stringere nuove collaborazioni (coaching support); significa riconoscere, misurare e sviluppare il capitale sociale generato all’interno delle aziende e sul territorio, trasformando esperienze spesso frammentate in un modello condiviso e valutabile («rendere visibile l’invisibile»); significa realizzare, con un gruppo di imprese, un repertorio di esperienze socialmente generative, per trasferirle anche ad altre realtà («Cassetta degli Strumenti»).

Progetti come questi ben si attagliano a quel «Pensarsi al Futuro», che è il payoff del BIC del Sociale e anche il titolo del documento che nel 2024 l’ha ispirato: un check-up prospettico, curato da Nadio Delai per l’APT Rovereto Vallagarina e Monte Baldo, tradotto in una lodevole iniziativa.

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