Una salita a piedi fino ai 2.491 metri della Bocca di Brenta per vedere da vicino il rifugio rinnovato, ripercorrerne la storia e conoscere le scelte che ne hanno guidato la trasformazione. Si è tenuta domenica 20 settembre la cerimonia di inaugurazione del Rifugio SAT Tosa–Tomaso Pedrotti, riaperto al pubblico lo scorso 20 giugno dopo il complesso intervento di riqualificazione.
L’appuntamento è arrivato verso la conclusione della prima stagione del nuovo Pedrotti: l’occasione per presentare ufficialmente il risultato dei lavori e fare un primo bilancio dei mesi trascorsi dalla riapertura insieme al gestore, la guida alpina Franco Nicolini, che conduce il rifugio con la propria famiglia. “Dopo due anni di intensi lavori, con la stagione 2026 abbiamo finalmente riaperto il rifugio – ha raccontato Nicolini –. Il nuovo Pedrotti è stato apprezzato da tutti quelli che sono venuti a trovarci. È stata una stagione con un’affluenza notevole, anche grazie al bel tempo che ha prevalso per quasi tutta l’estate. Ricordiamo bene i quattro giorni di pioggia, perché ci sono serviti per recuperare le risorse idriche, ormai davvero al limite. Chi è salito fin quassù ha apprezzato molto il rinnovamento, ma noi abbiamo alcuni capisaldi: vogliamo che il nostro rifugio rimanga il rifugio di una volta, un luogo nel quale si respirano l’aria della montagna, la condivisione e la tradizione di un vero rifugio d’alta quota”.
“È fondamentale partire da un principio: un rifugio come questo deve rimanere un rifugio. E il Pedrotti è rimasto tale. Intervenire su strutture di questo tipo significa conservarne e valorizzarne la parte storica, rendendo leggibile la differenza con quella nuova, ma mantenendo l’intero edificio perfettamente aderente a quella sobria ospitalità che la SAT propone nelle proprie strutture. Il Pedrotti non è semplicemente un edificio ristrutturato. È un rifugio che attraversa quasi un secolo e mezzo di storia dell’alpinismo trentino e che oggi entra in una nuova fase senza perdere la propria identità – ha sottolineato il presidente della SAT Cristian Ferrari –. La domanda dalla quale siamo partiti era chiara: come rinnovare profondamente un luogo storico, adeguandolo alle esigenze di oggi, senza trasformarlo in qualcosa di diverso? Il risultato conserva il significato originario del rifugio: un presidio raggiunto a piedi, una porta aperta, un tetto e una luce nel cuore delle Dolomiti di Brenta”.