Il 4 settembre 1977 a San Cristobal, in Venezuela, il ciclista Francesco Moser conquistò il titolo di campione del mondo. “Francesco Moser Mondiale”, titolava Vita Trentina nel numero di domenica 11 settembre 1977.
Quando il redattore Alberto Folgheraiter si recò a Palù di Giovo, paese natale dell’atleta, le vie del centro storico erano “reduci” della festa dedicata al campione, nonostante l’aspetto che si notava di più, in paese, fosse la quiete caratteristica del periodo di lavoro della vendemmia. “Due bandiere tricolori – annotava Folgheraiter -, appese al porticato che introduce nella piazza del piccolo borgo, adagiato sulle pendici meridionali della valle di Cembra, sono l’unico segno che a Palù s’è fatta festa”.
In Trentino – e anche fuori dalla provincia – era scoppiata una vera e propria Moser-mania. “Nessun atleta trentino – commentava il settimanale diocesano – di nessuna disciplina ha mai avuto la popolarità di Francesco Moser. Sono numerosi i ‘Moser club’ in ogni valle. Ma anche fuori Provincia Francesco conta numerosissimi ammiratori, specie in Emilia Romagna e in Toscana. Il perché è senz’altro da ricercare nelle vittorie ma non solo in quelle. Propendiamo a pensare che molta di questa popolarità deriva dal fatto che proviene da una famiglia povera che si è costruita una certa prosperità con le proprie mani; meglio: con lo sforzo delle gambe di Aldo, Enzo, Diego e, ora, Francesco”.
Per l’occasione, il settimanale diocesano intervistò la mamma del campione, Cecilia Moser, soddisfatta, ma sofferente “sapendo mio figlio sempre in giro per il mondo”. “Le fa piacere sapere che suo figlio è diventato un idolo degli sportivi di tutta Italia?”, le chiedeva Folgheraiter. “Sì, ma deve prepararsi anche a perdere. Io non molto peso a queste cose. Oggi si è in auge, domani magari non ti ricorda più nessuno”, rispondeva lei. “E quando Francesco perde qualche gara?”, le domandava ancora il cronista. “Penso che devono vincere anche gli altri. È chiaro che quando si corre in cento non può essere sempre lo stesso a vincere. Erano stufi anche di Merckx quando vinceva sempre”, chiosava Cecilia.