Una campagna elettorale con il coltello tra i denti

La prima pagina del quotidiano La Stampa di martedì 4 agosto

Il quadro dello scontro politico ha raggiunto livelli preoccupanti tanto da indurre alcune settimane fa il presidente Mattarella a lanciare qualche avvertimento: blando ed educato come nel suo stile, ma sempre avvertimento è stato.

Parole al vento si dovrebbe dire. Il clima di scontro generalizzato non si è affatto calmato, anzi.

Si spiega, come ripetono tutti, con la campagna elettorale ormai in corso, con lo spettro di formazioni estremiste che da destra come da sinistra premono per portare al parossismo le varie demagogie, ma non basta a darne ragione.

Il fatto è che abbiamo una classe politica di livello sempre più modesto che essendo carente di qualche forma di carisma per conquistare l’opinione pubblica punta tutto sull’eterna contrapposizione angeli/demoni.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci si mettono due fattori: in generale la prospettiva di una legge elettorale proporzionale che costringe ogni partito a fare i conti con quanti voti riuscirà a raccogliere, perché il sistema scelto li renderà molto visibili; in particolare per quanto riguarda l’opposizione del fu campo largo ci sono in ballo le primarie che si decideranno con la mobilitazione dei fanatici.

Il vecchio sistema che privilegiava le candidature di coalizione poteva ammorbidire il rilievo del consenso raggiunto da ciascun partito, perché alla fine contava il successo della coalizione.

Con la nuova legge, se passerà come previsto, si vedranno innanzitutto i risultati di ogni partito e sulla base di questi si distribuiranno i pesi sia nella maggioranza di governo (con qualche effetto di redistribuzione se questa riuscirà a vincere il premio di maggioranza, perché i listini per questo saranno pre-confezionati e negoziati fra i membri della coalizione) sia nell’opposizione. Dunque quantomeno non perdere voti rispetto ai dati dei sondaggi, ma possibilmente anche guadagnarne diventa essenziale.

Ciò incita a puntare su quanto i gruppi dirigenti valutano come “mobilitante” per il proprio bacino elettorale, il che vuol dire estremizzare ogni presa di posizione. Ovviamente quanto più un partito ha una tradizione demagogica consolidata, tanto più le parole d’ordine saranno rispondenti a quello e punteranno a suscitare i riflessi “di pancia” di militanti e simpatizzanti.

Emblematico da questo punto di vista come si stanno muovendo FdI, Lega, M5S, AVS con battaglie che ormai non disdegnano neppure la gazzarra in parlamento. Parzialmente diverso il caso che in questo momento terremota l’opposizione che un tempo era di centrosinistra.

Qui, come è noto, a dominare è la questione di chi sarà designato come candidato premier della coalizione. Il confronto sembra al momento circoscritto fra Schlein e Conte (le altre eventuali candidature per ora sono le classiche di disturbo) e tutto si giocherà nelle primarie. Ma attenzione: saranno primarie aperte alla partecipazione di chiunque e dunque non saranno decise dai militanti dei due partiti che esprimono i candidati, ma dalla eventuale mobilitazione di chi vuole inserirsi nel conflitto acceso dagli slogan che verranno messi in campo. Non stiamo ragionando su ipotesi vaghe: semplicemente ricordiamo quale è stata la dinamica per cui Schlein ha prevalso su Bonaccini nel confronto alle primarie per la segreteria del PD.

Se abbiamo presente questo precedente, comprendiamo benissimo la strategia di Conte che punta a mobilitare il fanatismo dei cosiddetti pacifisti, degli alternativi al sistema, riaccendendo le strategie che avevano fatto il successo del grillismo (con cui lui ha un rapporto, in verità, più che ambiguo). Il PD non sembra in grado di rispondere adeguatamente a queste tattiche corsare, perché è spaccato al suo interno, perché gli slogan movimentisti dei seguaci di Schlein sono generici e scarsamente convincenti, perché infine il PD ha un appeal debole fuori della cerchia del suo tradizionale elettorato.

Per cercare di risalire la china, il gruppo dirigente del partito, in questo relativamente compatto oltre la fazione che si riconosce nella linea della Schlein, non si sottrae alla battaglia degli slogan che riprendono i mantra tradizionali della sinistra, vecchia e nuova, ma non si accorge che i tempi sono cambiati e che per mobilitare un elettorato deluso dalla politica bisogna trovare linguaggi e obiettivi adatti al mondo in cui viviamo.

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina