Narra un mito che “Gli Azzurri erano trasparenti, fatti di un ghiaccio che si faceva più scuro a mano a mano che la loro età avanzava.” Vivevano sospesi alle cime delle montagne per mezzo di funi di zaffiro, intenti a scrivere una grande enciclopedia del mondo sulle pareti di roccia. Legati alle montagne custodivano la memoria dei luoghi. La scomparsa di questo popolo sotto una valanga è stata causata da una di loro che ha voluto staccarsi dal suo posto e scendere a valle. Da allora i prati alla base dei monti sono coperti in primavera da bellissimi fiorellini, i nontiscordardime, unica traccia rimasta degli Azzurri. Questa leggenda è specchio e metafora delle vicende narrate in “Anime azzurre” (Alessandro Botteon, Bompiani – età 14+), una coinvolgente storia di crescita, e non solo, cui fanno da sfondo le Dolomiti, tanto incantevoli e affascinanti quanto inquietanti e opprimenti. L’ambiente da cartolina della Val Badia partecipa degli eventi che vivono Johannn, diciassettenne che lavora in un rifugio in alta montagna e non è mai praticamente uscito dalla sua valle, e Alicia sua coetanea che arriva da New York per passare una sorta di convalescenza psicologica dopo lo shock causatole dalla caduta delle Torri Gemelle dove ha perso i genitori.
La storia si svolge a cavallo tra il 2001 e il 2002 quando ancora l’analogico prevaleva sul digitale e videocassette, cartoline e telefono fisso facevano ancora parte della vita delle persone per accorciare le distanze, rendendo i contatti tra di loro più lenti e, forse, più veri. Tra i due ragazzi, ovviamene, nasce una storia d’amicizia e di amore, con gli alti e bassi di ogni storia, soprattutto all’inizio. Ma non è la solita storia d’amore adolescenziale, né una lineare storia di crescita. E’ il racconto non scontato di un’evoluzione lenta e difficile che porta i due ragazzi a fare i conti con il loro presente basato su un passato da metabolizzare e rivolto ad un futuro pieno di aspettative, ma molto incerto. Le storie di Johann e Alice sono diverse tra loro, ma destinate a intrecciarsi: entrambi cercano di uscire dalla trappola in cui, per motivi differenti, si trovano. Lui sogna di andare via verso un mondo che non ha mai avuto, lei di recuperare la realtà da cui è stata strappata.
Una prosa che, non a caso, richiama per ritmo e evoluzione la costruzione di una sceneggiatura cinematografica, con scene veloci in capitoli brevi, e altre più lente in capitoli più lunghi, tutti intervallati da numerosi flashback. Un romanzo scorrevole che parla di limiti da oltrepassare, di gabbie da cui uscire, di mancanze da colmare, di desideri, di partenze, di silenzi e di identità. E di quanto i luoghi in cui le persone crescono, nel bene e nel male, la possono influenzare. Molto importanti qui le montagne che proteggono e consolano, ma a caro prezzo, imprigionando in un certo senso i protagonisti che cresceranno solo nel momento in cui smetteranno di opporsi o di restare immobili di fronte al mondo e al proprio destino.