8 marzo: Domenica III – Tempo di Quaresima A
Letture: Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42
«Se tu conoscessi il dono di Dio…» (Gv 4,10).
Il terzo passo del cammino quaresimale ci offre di comprendere il nostro bisogno dell’amore di Dio (Rm 5,5) attraverso i simboli della sete e dell’acqua (Es 17,3-7).
Il racconto evangelico ci conduce ad un pozzo, luogo di incontro, di corteggiamento e fidanzamento nel mondo biblico. Giovanni usa dunque uno schema narrativo consueto per un incontro inconsueto: un maestro giudeo incontra una donna samaritana. L’ora dell’incontro è l’ora sesta, l’ora della croce, dell’amore più grande.
L’iniziativa è di Gesù. La sua richiesta provoca sorpresa nella donna che reagisce sottolineando le differenze: tu/io, uomo/donna, Giudeo/Samaritana. Gesù risponde con una frase misteriosa dove prospetta una possibilità, un oltre. Lentamente attrae la donna a sé, fino a provocare la sua richiesta: «Dammi quest’acqua» (v. 15). Chiedendo, riconosce di non avere e ammette che Gesù abbia qualcosa da donare.
Gesù la conduce allora a guardare dentro di sé: non c’è rimprovero né giudizio nelle sue parole, ma il desiderio di riconoscere un vuoto che attende di essere colmato nell’incontro con Dio. In questo vuoto, nella consapevolezza di una mancanza, nasce una comunicazione vera: «Vedo che sei un profeta» (v. 19). È un vedere in profondità, un soffermarsi sorpreso e stupito, da cui scaturisce la domanda fondamentale: dove posso incontrare Dio?
Il verbo adorare, che ricorre nove volte, non indica soltanto un modo di pregare ma un modo di porsi davanti a Dio. Gesù introduce il termine Padre: non «mio» o «tuo», semplicemente Padre, nel quale tutte le distinzioni vengono annullate nell’esperienza della figliolanza condivisa. Annuncia un cambiamento – dal luogo alla persona, dal tempio al Figlio – reso possibile dal dono dello Spirito, la forza attiva che solleva dall’impotenza e conduce nell’unico luogo in cui veramente si incontra il Padre: la Parola fatta carne, Gesù.
La donna risponde condividendo la sua attesa del Messia. Questo desiderio riceve ora una risposta sconvolgente: «Sono io che parlo con te» (v. 26). E la donna finalmente comprende: lascia la brocca, segno degli stereotipi che la imprigionano, e corre a raccontare un’esperienza, a suscitare domande: «Che sia forse il Cristo?» (v. 29). La sua parola conduce altri all’incontro con Gesù, a fermarsi, ad ascoltarlo e a riconoscerlo come salvatore.
Nel dialogo, dunque, Gesù accompagna la samaritana in un cammino di conoscenza: conoscenza del suo mistero (giudeo, profeta, signore, messia) e conoscenza di se stessa, della sua fragilità e del suo desiderio di vita. Il rapporto con Gesù trasforma questa donna marchiata dal giudizio della gente, in una missionaria che corre ad incontrare l’altro per portarlo a Cristo. Lascia la brocca vuota ai piedi di Gesù e corre per condividere l’acqua che in lei è ormai divenuta sorgente di vita per tutti.
Credo che l’incontro al pozzo di Samaria sintetizzi il nostro cammino di fede. L’iniziativa è di Gesù: chiede il nostro aiuto, la nostra attenzione per entrare in dialogo con noi. Non offre una salvezza esterna a noi, ma di riconoscere l’acqua viva – il desiderio che da sempre scorre in noi – per permetterle di essere la sorgente della nostra esistenza. Questa scoperta ci trasforma in creature nuove, capaci di contemplare la nostra realtà, le nostre luci ed ombre, come un dono di grazia che ci pone in cammino, per condividere con tutti l’incontro che ha cambiato la nostra vita.
Chiediamoci: quali brocche dobbiamo lasciare ai piedi di Gesù per correre liberi ad annunciare l’incontro che ha cambiato la nostra vita?