Sono stati presentati venerdì 27 febbraio, presso la sede di IPRASE a Rovereto, i principali risultati della ricerca-intervento dedicata ai fenomeni della dispersione scolastica e della condizione dei giovani NEET (Not in Education, Employment or Training), realizzata nel corso del 2024–2025 nell’area dell’Alto Garda e Ledro.
“Sebbene il Trentino si distingua positivamente ponendosi già al di sotto dell’obiettivo europeo 2030 del 9% per quanto riguarda l’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione, non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Questa ricerca – ha dichiarato l’assessora provinciale alla cultura Francesca Gerosa – ci restituisce una fotografia approfondita e realistica delle fragilità che attraversano una parte dei nostri giovani, ma anche delle potenzialità che il sistema educativo e il territorio sono in grado di esprimere. Contrastare la dispersione scolastica e accompagnare i ragazzi nei momenti di transizione significa non lasciare indietro nessuno e costruire, insieme, un futuro più solido per l’intera comunità trentina. È fondamentale rafforzare la collaborazione tra scuola, formazione, servizi e mondo del lavoro per offrire opportunità concrete e percorsi personalizzati capaci di valorizzare i talenti di ciascuno”.
Lo studio, promosso dall’Assessorato all’istruzione, dal Dipartimento Istruzione e cultura PAT e dal Comitato tecnico-scientifico di IPRASE con il coordinamento del professor Alessandro Rosina dell’Università Cattolica di Milano, membro dello stesso Comitato e realizzata in collaborazione con l’Istituto Giuseppe Toniolo (Milano), nasce con l’obiettivo di comprendere più a fondo le dinamiche educative, sociali e personali che accompagnano le transizioni dei giovani verso l’età adulta e di individuare possibili azioni di prevenzione e contrasto delle situazioni di difficoltà che possono affliggere il mondo giovanile.
Pur in presenza di dati provinciali generalmente migliori rispetto alla media nazionale ed europea, anche in Trentino i fenomeni della dispersione e dell’inattività giovanile risultano presenti e caratterizzati da aspetti di complessità e multidimensionalità, con effetti significativi sulle traiettorie di vita personali e familiari. La ricerca ha coinvolto quasi 1.900 studenti tra i 14 e i 19 anni e 80 giovani tra i 19 e i 24 anni, combinando analisi quantitative e qualitative per andare oltre le sole statistiche. Si tratta di un passo importante per comprendere più in profondità i percorsi giovanili e contribuire alla costruzione di un sistema educativo e sociale sempre più inclusivo, capace di intercettare precocemente le fragilità e valorizzare il potenziale delle nuove generazioni.