Giubileo 2025, alla scoperta delle catacombe di Santa Priscilla

I pellegrini trentini nelle catacombe di Santa Priscilla. Foto (c) GIanni Zotta

Roma, 1 aprile – Si è aperta con una visita alla catacombe di Santa Priscilla la terza giornata del pellegrinaggio diocesano a Roma. Tra le guide dei sei gruppi trentini c’era suor Elena Kordeuter, originaria della Germania, che dal 1998 fa parte della Comunità Famiglia di Maria.

“Siamo in cimitero sotterraneo offerto da Priscilla, una nobile romana, che ha dato dimora ai resti dei martiri cristiani tra il secondo e il terzo secolo”, ha spiegato suor Elena. Fino al quarto secolo nel cimitero di Priscilla erano sepolte 44mila persone. “Con Costantino, poi, si è iniziato a costruire i cimiteri nelle chiese, o comunque non più sottoterra. Quindi le catacombe sono diventati luoghi di pellegrinaggio. Venivano da tutti i Paesi per chiedere l’intercessione dei martiri”. Dopo il periodo dei barbari, segnato dal saccheggio delle catacombe, arrivò il momento in cui i papi decisero di “prendere le reliquie e portarle in città. Nel nono secolo la catacombe di Santa Priscilla è stata completamente abbandonata. È stata ritrovata nel sedicesimo secolo: si dice che qui c’era una vigna e che il contadino volesse spostare le pietre. Così scopri la catacombe”.

Quella di Santa Priscilla, che contiene tra l’altro una delle prime raffigurazioni della Madonna, è una delle sette catacombe di Roma aperte al pubblico (su 50 presenti). Dopo la Messa nella Basilica di San Silvestro, i pellegrini andranno nella Basilica di Santa Maria Maggiore, attraversando la sua Porta Santa.

La celebrazione della Messa nella basilica di San Silvestro, sorta sulla sepoltura del primo Papa nelle catacombe di Priscilla. Foto (c) Gianni Zotta

(dall’inviata)

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