Da 70 anni è la casa della Sat nel centro storico di Trento

Palazzo Schrattenberg-Cresseri in via Manci a Trento è sede della Società degli Alpinisti Tridentini. A lato, il libro che ne racconta la storia

Il finto bugnato della facciata che dà su via Manci a Trento, in pieno Giro al Sass, è probabilmente il tratto più caratteristico di palazzo Schrattenberg-Cresseri rispetto agli altri del centro storico. Circa 14 metri di altezza per 18 di lunghezza ripuliti nel corso dei lavori di restauro che nel 2019 hanno riguardato un po’ tutto l’edificio. Da 70 anni il palazzo è la sede, di proprietà, della Sat, la Società degli alpinisti tridentini, dopo un lungo peregrinare, di affitto in affitto, tra Arco, Riva del Garda, Rovereto e in via San Pietro nel capoluogo.

In epoca medievale le carte riportano che doveva essere ben più prospiciente, e pure diviso in due, perché le cantine, che ancora ci sono, arrivano sotto alla via per una buona metà. È pure storia che desse le spalle all’Adige fino a quando gli austriaci, a metà dell’Ottocento, non pensarono di deviare il corso del fiume. Ma, anche, che vi abitò per un periodo uno dei presidenti, tra il 1925 e il 1928, più autorevoli della Sat, l’irredentista Giovanni Pedrotti, il cui cognome completa il trittico di quelli che danno il nome al palazzo. Fu liberale e tra i promotori e finanziatori del monumento a Dante Alighieri, simbolo di italianità, nella vicina e omonima piazza.

Ora, tutto questo e molto altro, è raccontato nel libro “La Casa della Sat” curato dal bibliotecario del sodalizio, Riccardo Decarli. “Una casa rifugio”, ha detto l’attuale presidente Cristian Ferrari, a proposito della sede, con un’immagine azzeccata, nel corso della presentazione del libro. Di festeggiamento in festeggiamento è stato anche ricordato che qui, il prossimo anno, toccherà al coro della società, che ai piani alti prova il suo repertorio ormai classico, spegnere le 100 candeline, un secolo dalla costituzione.

A ritroso nel tempo, nel 1954, per far sua la “Casa”, la Sat prevalse sul Credito Italiano, le Assicurazioni Milano e un paio di privati, non senza una vivace discussione. “La seduta (della Sat, ndr) fu particolarmente vivace, tutti presero la parola, – è riportato nel volume – alcuni temevano la spesa, altri dubitavano che l’operazione rientrasse nelle finalità statutarie, ma alla fine si decise per l’acquisto”.

Sottoscrivendo un mutuo con il Credito Fondiario di 30 milioni di lire dell’epoca ammortizzabile in 25 anni all’8% di interesse che calerà al 5% in seguito ad ulteriori trattative. Non proprio due lire, tanto che venne accesa un’ipoteca non solo sul palazzo ma anche sui rifugi Paganella, Tosa, Roda di Vael e Antermoia.

Il palazzo, per un certo tempo, erroneamente, venne chiamato anche Saracini, dalla potente famiglia le cui origini non sono poi così certe (c’è chi sostiene che arrivò in Trentino da Siena nel XVI secolo durante l’epoca del Principato vescovile, altri ne sottolineano invece le origini trentine). Certo è che l’edificio era stato degli Schrattenberg, ricca famiglia di origini tedesche che vendette nel 1723 a Mathio Cresseri, lui e i suoi fratelli baroni del Sacro romano impero. I quali, a loro volta, cedettero alla famiglia Pedrotti, ad Antonio, facoltoso commerciante, padre di Giovanni, futuro presidente Sat, che alla sua morte passò la mano ai figli. E il cerchio si chiude. Casa di una società costituitasi nel 1872 e che oggi conta 27mila 833 soci suddivisi in 85 sezioni e gruppi, possiede 35 rifugi e 15 bivacchi, cura la segnaletica e la manutenzione di 5600 chilometri di sentieri.

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