Il Trieste Film Festival indaga i legami familiari

Sintetizza Nicoletta Romeo, direttrice del Trieste Film Festival, giunto alla 36a edizione, che si svolgerà nel capoluogo giuliano dal 16 al 24 gennaio: “Il tema della famiglia e dei legami familiari quest’anno sembra un leitmotiv trasversale, che unisce tanti dei film in programma: famiglie disfunzionali, queer, fluide, bigotte, famiglie-prigioni, famiglie come rifugio e allargate”.

Un tema comune anche ad altri festival. Specchio, probabilmente, di una ricerca che prova a trovare, o ritrovare, dentro un universo più o meno intimo, quel po’ di certezze e sicurezze che, in questo mondo in fiamme e frammentato, risulta difficile avvertire. Quasi la necessità di avere qualche punto di riferimento, pur modulato in tanti modi.

C’è poi un altro tema del festival dell’Europa centro-orientale organizzato da Alpe Adria Cinema che sta tutto nel titolo che dà il la alla manifestazione: “Oltre i confini dell’Europa: i Balcani e noi, dagli anni Novanta a oggi”. E qui si torna indietro, alle guerre di smembramento dell’allora Jugoslavia ma anche al futuro di queste terre, diverse delle quali hanno intrapreso il percorso verso l’ingresso nell’Unione Europea (Slovenia e Croazia ne fanno già parte).

C’è inoltre, nel programma di più di 130 film e documentari, provenienti da 39 Paesi, divisi tra concorsi e sezioni, anche un momento riservato al cinema italiano.

Il Sindacato critici cinematografici, che collabora con il festival, il 20 gennaio premierà “Vermiglio”, dell’altoatesina Maura Delpero, già Leone d’argento all’ultima mostra di Venezia e in corsa per gli Oscar, quale miglior film italiano del 2024.

Sono sette i lungometraggi in concorso. Tra questi, “Toxic” della lituana Saulé Bliuvaitè, che indaga sulla consuetudine di arruolare adolescenti dei Paesi baltici per le sfilate di moda e che ha vinto il festival di Locarno dello scorso anno. Fuori concorso l’ultimo lavoro di Danis Tanovic, il regista premio Oscar nel 2002 con “No man’s land”, che a Trieste porta “My late summer”, indagine sul passato bellico della Bosnia, “una storia di eredità e perdono”. Ma anche “The new year that never came”, del romeno Bogdan Muresanu, commedia ambientata durante la caduta di Ceausescu, nel 1989, film che ha vinto la sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia. L’ucraino Sergei Loznitsa continua ad indagare il suo Paese con “The invasion”, chiaro riferimento alla guerra d’invasione della Russia. Il concorso documentari propone 10 titoli, i corti in gara sono 16. Ben 11 opere compongono “Wild roses”, un’ampia scelta di film firmati da registe serbe. A 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, la retrospettiva “1945. La guerra è finita? Traumi, rovine, ricostruzione” presenta 19 “pellicole” sul dopoguerra.

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