Una conferenza con Raffaele Crocco per approfondire la “questione del confine orientale”

Il confine tra Italia e Territorio Libero di Trieste sulla SS 14 tra Monfalcone e Duino-Aurisina

La questione del confine orientale, tra Italia e Jugoslavia, al termine della Seconda guerra mondiale. È il tema di una conferenza in programma a Trento sabato 11 gennaio, alle ore 9,30. Organizza l’Anpi (l’associazione dei partigiani) nella sala Macondo dell’Arci in viale degli Olmi 26.

Di alcuni aspetti della questione Vita Trentina ha scritto in un ampio articolo del 17 novembre scorso. Sabato il relatore sarà il giornalista Raffaele Crocco, presidente dell’Associazione 46° parallelo e direttore dell’Atlante delle guerre. Interverrà anche Mario Cossali, presidente provinciale dell’Anpi.

Al termine del Ventennio, con la sconfitta del fascismo di Benito Mussolini (giustiziato il 28 aprile del 1945 dai partigiani italiani a Dongo, sul lago di Como), già il primo maggio di quell’anno a Trieste entrarono i partigiani jugoslavi, poi arrivarono gli angloamericani, quindi vennero create le zone A e B, la prima controllata dagli Alleati (l’area ad ovest della linea Trieste- Caporetto-Tarvisio e Pola) , la seconda dai titini (Istria, Fiume, isole di Cherso e Lussino). Con il Trattato di pace del 1947, che creò il territorio libero di Trieste (che tornerà all’Italia nel 1954) e lasciava alla Jugoslavia Fiume, Pola e gran parte dell’Istria, si intensificò l’esodo degli italiani da quelle terre verso il capoluogo giuliano e altre regioni dello Stivale, compreso il Trentino. Le stime indicano una forbice tra le 190 mila e le 350 mila perone che se ne andarono. La feroce occupazione dell’esercito in grigioverde (e dei tedeschi) di quelle zone e le barbarie compiute nei confronti delle popolazioni slave non è che avessero contribuito a far “amare” gli italiani, fascisti o meno che fossero. In mezzo, e non certo irrilevante, il massacro delle foibe da parte slava, con i corpi buttati nelle cavità carsiche. Nel 2004 l’istituzione, da parte del Parlamento italiano, del Giorno del ricordo che rinnova, ogni 10 febbraio, la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Non prendendo in alcuna considerazione l’efferatezza dell’occupazione fascista.

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