Monsignor Tisi: “Dio non ha avuto paura a farsi frammento”

“Nell’apertura della Porta Santa, papa Francesco ci ha dato una originale interpretazione della speranza, associandola al verbo indignarsi. Chi spera si assume la responsabilità di lottare, di stare nella vita non al traino, ma mettendoci del suo, scommettendo, sulla vita e sugli altri”. Lo ha detto l’arcivescovo Lauro Tisi aprendo la Santa Messa di Natale nel Duomo di Trento.

“La fede o è stupore e meraviglia o non è”, ha spiegato monsignor Tisi, “è un incontro seducente con un volto d’uomo che ti scalda il cuore e che ti fa percepire l’umano come un terreno bello, meraviglioso, incantevole”. In queste ore difficili per alcune parti di mondo, “il credente deve essere irriducibile nel contemplare la bellezza dell’umano”, e lo può fare, ha aggiunto l’Arcivescovo, vedendo il “bambino di Betlemme, quel Dio che si fa vagito”.

“Dio spera nell’uomo, è affascinato dall’uomo”, ha proseguito monsignor Tisi, spiegando che non è solo l’uomo a sperare. “L’umano rimane, al di là di tutte le défaillance, l’incanto di Dio. Dio rimane irremovibile nel contemplarci, nel sentire per noi una passione irrefrenabile”.

Un’altra “notizia formidabile”, ha detto monsignor Tisi, è che “Dio, in Gesù Cristo, non ha avuto paura a farsi frammento”, “un frammento che non trova casa nel mondo”. Un frammento così come lo è l’uomo. “Essere frammento è una grazia e un regalo infinito. Che cos’è la maledizione? Essere il tutto. Se fossimo il tutto sarebbe disperazione. Invece il frammento ha nell’apertura all’altro la sua forza. Essere frammenti è meraviglioso, perché chi è frammento si apre all’incontro, gioisce per l’altro ed è incantato dall’altro al punto che dice ‘Se mi manchi, muoio anche io'”.

“Le guerre nascono perché qualcuno si immagina di essere il tutto. E sono decise da qualcuno che si conosce per farle combattere da miliardi di uomini che non si conoscono. Questa è l’assurdità della guerra”, ha aggiunto l’Arcivescovo. “L’antidoto alla guerra è accogliere, ricevere, dialogare, sentire che nel momento in cui esco e incontro vivo. E viceversa nel momento in cui mi chiudo, magari mi autocontemplo, divento pericoloso per me e per gli altri. Guardate che le guerre nascono lì, nascono dove finisce l’esperienza dell’accogliere e del ricevere, dove non si percepisce che tu respiri perché qualcun altro ti ha dato la vita. E allora Buon Natale. Ricordate oggi che qualcun altro vi ha dato la vita, e magari ripassate i volti che vi hanno dato la vita. E ritrovate speranza sapendo che Dio è irriducibile nello sperare”.

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