La piramide degli affari va sgretolata alla base

Area Ex Cattoi

Il disegno a forma di piramide ricostruito nel Basso Sarca dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Trento non si è formato in pochi mesi. Lo documentano i risultati di sei anni di indagini: questo sistema di rapaci interessi privati – quasi sempre mascherati per le loro promesse ricadute pubbliche – è venuto crescendo nel tempo, “tenendo insieme” imprenditori, primi cittadini, assessori, funzionari e cittadini. Da martedì sono 77 gli indagati, a livelli ben diversi e responsabilità da distinguere con rigore (non cadiamo in una sterile antipolitica), e tutti appaiono increduli.

Ma come non credere che un magnate austriaco come Renè Benko non cercasse uomini e occasioni per realizzare anche sulle rive del Garda gli affari che in passato lo hanno reso milionario? Come pensare che le pressioni per “sbloccare” a Riva del Garda la ex Cattoi, l’ultima area “utile” per i signori del mattone, puntassero al benessere della vivibilità pubblica piuttosto che ai profitti futuri? O come ritenere che il contributo economico ottenuto per la campagna elettorale potesse essere disinteressato e quindi non denunciabile? A leggere le 90 pagine che motivano le ordinanze di custodia cautelare, viene da pensare che nonostante le “lezioni” delle precedenti vicende della Tangentopoli trentina e l’operazione “Giano Bifronte”, manchi ancora nella nostra terra una rete di protezione, una solida e diffusa formazione civica. Quella che alla logica delle lobby di potere economico o finanziario (dove possono attecchire “metodi mafiosi” un tempo a noi estranei) privilegia la partecipazione, quella che richiede in ogni passaggio di ogni iter politico la necessaria trasparenza per evitare che troppe scelte restino nell’ombra. Non a caso, gli arresti sono arrivati improvvisi e imprevisti (solo tre giorni prima non si erano paventati rischi giudiziari di questo tipo al “Tour dell’Autonomia” promosso da ilT quotidiano) anche se negli anni passati gli appetiti speculativi su quella fascia di lago di Garda erano stati denunciati da alcune voci locali.

Nel momento in cui va rispettata la presunzione d’innocenza di arrestati e indagati e va incoraggiata la decisione dei partiti politici locali (molti ne sono rimasti “toccati”) di fare luce interna su eventuali omesse responsabilità, dobbiamo anche dirci che solo insegnando e riannunciando i doveri eticil’onestà verso gli altri, il valore del bene comunepotremo cominciare a sgretolare dai piani bassi il cemento che costruisce le piramidi degli affaristi senza scrupoli. Quando arrivano le Procure può essere tardi: esse tagliano le punte, ma sotto permangono le basi fragili dell’illegalità, dell’opportunismo o semplicemente del tornaconto egoista.

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