Ritiro dei ghiacciai e dinamiche di colonizzazione: lo studio è anche trentino

Mauro Gobbi, ricercatore MUSE

In tutto il mondo, dalle Alpi all’Artico, i ghiacciai si stanno contraendo, lasciando libere aree sempre più vaste sia in montagna che intorno alle calotte polari, simboleggiando il cambiamento climatico in atto.

Negli ultimi 10 anni sono stati analizzati 1200 campioni di suolo provenienti dalle aree del mondo in cui i ghiacciai si stanno ritirando, attraverso tecniche innovative di DNA ambientale. Una ricerca coordinata da Francesco Ficetola, docente di Zoologia del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, a cui ha preso parte anche Mauro Gobbi, ricercatore dell’Ambito Clima ed Ecologia del MUSE.

“Se il ritiro dovesse continuare al ritmo attuale, alla fine del secolo la superficie lasciata libera dai ghiacciai di tutto il mondo potrebbe essere pari all’intera superficie dell’Italia. Sapere cosa succede a queste aree e comprendere in che modo gli organismi le colonizzano è fondamentale per poterle gestire di fronte ai rapidi cambiamenti che ci aspettano”, ha detto Francesco Ficetola.

È la prima volta che vengono analizzati in modo esaustivo tutti gli organismi che vivono in queste aree, sia animali che piante che microorganismi, dimostrando come la colonizzazione dopo il ritiro dei ghiacciai segue una dinamica simile in tutto il mondo.

Nei primissimi anni sono presenti solo micro-organismi, che possono sviluppare comunità singolarmente ricche anche subito dopo il ritiro dei ghiacciai. Basta una decina d’anni per la colonizzazione delle piante, che a loro volta facilitano l’arrivo da parte degli animali. Più passa il tempo più è probabile che nuovi organismi colonizzino queste aree.

Tuttavia, le interazioni tra organismi sembrano essere il processo più importante per la dinamica di questi ecosistemi: i microorganismi aiutano le piante e promuovono lo sviluppo di suoli fertili, le piante aiutano la creazione di nuovi habitat e aumentano la disponibilità di cibo per gli animali, i diversi animali interagiscono tra loro, nei rapporti tra prede e predatori, tramite il ruolo di “ingegneri ecosistemici” (come i lombrichi), e come facilitatori del miglioramento della disponibilità di nutrienti nel suolo.

“Anche in ambienti apparentemente poveri, le interazioni tra organismi e ambiente possono essere estremamente complesse. Se vogliamo gestire in modo corretto le conseguenze del cambiamento climatico, sia sulle Alpi che nelle altre aree del mondo, è fondamentale utilizzare approcci che integrino diverse competenze, dalle scienze della terra alla modellistica fino alle scienze della vita”, conclude Francesco Ficetola.

La ricerca è stata appena pubblicata su Nature. Con l’occasione, il ricercatore trentino Mauro Gobbi, ha sottolineato come: “Il Trentino partecipa a questo studio internazionale legato agli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità degli ambienti glaciali prendendo in esame due ghiacciai molto interessanti. Quello di Vedretta d’Agola, nelle Dolomiti di Brenta, è un ghiacciaio prossimo all’estinzione, e quindi un caso studio importante, che ci ha dato la possibilità di avere un’immagine di quella che è la biodiversità lungo la sua piana proglaciale e delle dinamiche di colonizzazione di piante e animali in relazione al ritiro di questo piccolo ghiacciaio”.

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