E’ morto Luca Serianni, linguista e storico della lingua italiana

Il professor Luca Serianni a Trento nel maggio 2010. (C) Foto Augusto Goio / Vita Trentina editrice. Riproduzione vietata.

Il professor Luca Serianni, linguista e storico della lingua italiana, è morto oggi a Roma. Aveva 74 anni. Tre giorni fa era stato investito da un’automobile nei pressi della sua abitazione, ad Ostia.

Luca Serianni ha cresciuto generazioni di studenti, avendo insegnato per quasi quarant’anni, dal 1980 al 2017, Storia della lingua italiana all’Università La Sapienza di Roma. Era socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia dei Lincei.

La sua “Grammatica italiana” (Torino, 1989) rappresenta la Bibbia di chi insegna materie letterarie nelle superiori ed è un riferimento fondamentale per chi studia e insegna la lingua di Dante.

Docente e studioso rigoroso, esigente, era estremamente affabile e disponibile. Nel 2007, in occasione dei suoi sessant’anni, i suoi allievi vollero rendere omaggio al loro Maestro in segno di affetto e partecipazione con un libro di saggi (“Studi linguistici per Luca Serianni”, 2007, Salerno Editrice), completato da una bibliografia delle opere di Serianni e dall’elenco degli oltre 250 laureati dal 1982 al 2007, dal quale emerge  l’ampiezza dei suoi interessi di studio.

Non riservò la sua straordinaria competenza  solo all’ambito accademico: tra il 2017 e il 2018 presiedette la Commissione per la riforma della prima prova dell’esame di stato nella scuola secondaria. E si era speso con ogni energia, a partire dall’ideazione della mostra “Dove il sì suona. Gli italiani e la loro lingua”, allestita al Museo degli Uffizi nel 2003 proprio sotto la sua cura, per la realizzazione del progetto del Mundi – Museo Nazionale Dell’Italiano, concretizzatosi solo recentemente e inaugurato in anteprima lo scorso 6 luglio. Il “Mundi”  si trova all’interno del complesso di Santa Maria Novella a Firenze (l’ingresso è da piazza della Stazione 6) e  in attesa dell’apertura definitiva del 2023, sono visitabili le sale introduttive del museo, nelle quali sono in mostra alcuni monumenti della storia dell’italiano,  dalle prime testimonianze in volgare come il “Placito capuano”, all’opera di Dante che fissa la lingua del “sì” fino al manuale culinario di Pellegrino Artusi. Un progetto ventennale, promosso dall’Accademia della Crusca, dall’Accademia dei Lincei, dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, dall’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana) e dalla Società Dante Alighieri, portato avanti da un gruppo di lavoro guidato dal prof. Serianni  e finanziato dal Ministero della Cultura.

L’ultima testimonianza della sua sensibilità umana e sociale, mai ostentata ma concreta, l’ha dato il 12 luglio scorso al Teatro Nino Manfredi di Ostia, intervenendo, accanto a Marco Impagliazzo della Comunità di Sant’Egidio, sul tema, talvolta purtroppo divisivo, dell’integrazione dei migranti con  una riflessione, pacata e lucida, su “Diritti (non) dati” a partire dalla rilettura di alcuni articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Costituzione italiana.

Serianni era molto noto anche in Trentino, dove ha tenuto corsi per i docenti. Poco meno di un anno fa, il 21 settembre 2021, un suo intervento aveva aperto la rassegna “Dante a scuola. A scuola con Dante”, promossa dall’Iprase – Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa – nel 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri, con una apprezzata lezione su “Dante a scuola. Come e perché leggere la Commedia nella scuola di oggi”. Il suo contributo, nel quale aveva approfondito alcune questioni relative alla lettura del poema nei diversi ordini e nelle diverse tipologie di scuola, si può riascoltare sulla piattaforma e-learning di Iprase.  E’ stato anche consulente scientifico, insieme all’altro insigne linguista Tullio De Mauro,  del “Dizionario italiano-ladino gardenese”, uscito nel 2013.

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