
Domenica 9 giugno a Faedo la Messa in suffragio del pastore missionario: “Vorrei morire in Sudafrica”, ci aveva detto
Saranno celebrati giovedì 6 giugno a Witbank in Sudafrica i funerali del vescovo Giuseppe Sandri, scomparso giovedì 30 maggio all’età di 72 anni dopo alcuni mesi di malattia. Per l’ultimo saluto al comboniano che dal 1972 operava in Sudafrica, vescovo di Witbank dal 2010, saranno presenti anche i familiari.
Una Messa in suffragio di monsignor Giuseppe Sandri, presieduta dal vescovo Tisi, sarà celebrata domenica 9 giugno a Faedo, suo paese natale, alle ore 17. Fra le testimonianze arrivate dal Sudafrica su questo ultimo faticoso periodo di malattia una è particolarmente significativa: uno dei medici che si è preso di lui nella clinica di Pretoria è un ex profugo che da ragazzo Sandri aveva aiutato e accompagnato negli studi fino alla laurea in medicina
Padre Giuseppe era nato il 26 agosto 1946. Nell’agosto del 1971 la professione solenne con i missionari comboniani, prima di intraprendere gli studi teologici negli Stati Uniti a Cincinnati (USA), conseguendo un Master’sDegree in teologia nel 1971. Venne ordinato sacerdote negli Stati Uniti il 27 maggio 1972, iniziando da subito la missione in Sudafrica. Dal 1999 al 2007 venne richiamato a Roma come Segretario generale dei missionari comboniani. Nel 2008 il ritorno in Sudafrica come Superiore provinciale della famiglia comboniana. L’anno dopo, nel novembre 2009, la nomina a vescovo e il 31 gennaio 2010 la consacrazione episcopale a Lydenburg, nella Diocesi di Witbank. Alla celebrazione partecipò anche una delegazione della Diocesi di Trento, guidata dall’allora vicario monsignor Lauro Tisi.: “Furono giornate davvero intense, nelle quali – ricorda oggi mons. Tisi, nel suo messaggio di cordoglio – sperimentammo una grande comunione tra le nostre Chiese”.
Nell’ultima missiva inviata al Centro Missionario (ne riprendiamo alcuni passaggi a pag. 35) , indirizzata a don Cristiano Bettega il 31 dicembre 2018, mons. Sandri rifletteva sugli orizzonti della missione: “Il numero di missionari trentini è diminuito tanto in questi ultimi anni, risultato di tutto un mondo che è cambiato e continua a cambiare. La missione ad gentes ormai è una realtà globale e anche il Trentino è terra di missione dove la presenza di persone provenienti da altre nazioni, razze, culture e lingue sta diventando sempre più rilevante, ma trova anche delle resistenze tra la nostra gente”.
Aveva portato lo scorso anno la sua testimonianza anche all’incontro per i 90 anni del Centro Missionario presso l’oratorio Duomo, incoraggiando l’impegno delle parrocchie trentine.
“Ho mantenuto sempre un legame molto forte con il mio paese natale e i miei compaesani di Faedo – aveva detto a Piergiorgio Franceschini nella prima intervista da vescovo per radio Trentino inBLu – sono orgoglioso di essere di Faedo e trentino. Spero di portare nella mia Diocesi la fede che ho ricevuto da persone semplici come i miei genitori, dalla mia gente e dalla Chiesa di Trento. Ma sono molto contento di essere qui, cittadino sudafricano, uno di loro. E spero di morire qui”.