Il Papa all’ACOS: “I malati non sono numeri, ma persone”

E’ stata un’esperienza unica, che non dimenticheremo mai. Venerdì 17 maggio ci siamo trovati a Roma – una trentina di Operatori Sanitari e alcuni dei nostri malati – per festeggiare i 40 anni di Fondazione dell’Acos (Associazione Cattolica Operatori Sanitari) in udienza speciale con Papa Francesco in sala Clementina.

L’A.C.O.S. è nata nel settembre 1978 dalla fusione di due associazioni di infermieri che intuirono la necessità di riunire in un’unica associazione tutte le figure coinvolte a diverso titolo nel processo assistenziale: infermieri, medici, fisioterapisti e altri, ma anche studenti delle professioni sanitarie, personale amministrativo e volontari, perché tutti intervengono nella cura della persona malata, sia coloro che “curano le ferite” sia coloro che operano per garantire risorse sufficienti per coloro che la società odierna tende a “scartare”. Nella sanità – ha ricordato a proposito il presidente dell’Acos, Fabrizio Celani nel saluto iniziale al Papa a cui ha donato uno stetoscopio e uno sfigmomamometro – l’aziendalismo sfrenato aumenta sempre più le diseguaglianze e spinge ai margini le persone fragili, rendendole sempre più povere.

Anche il Santo Padre lo ha ripreso nel suo discorso: “Negli ultimi decenni, il sistema di assistenza e di cura si è trasformato radicalmente, e con esso sono mutati anche il modo di intendere la medicina e il rapporto stesso con il malato. Proprio lo sforzo di trattare i malati come persone, e non come numeri, deve essere compiuto nel nostro tempo e tenendo conto della forma che il sistema sanitario ha progressivamente assunto. La sua aziendalizzazione, che ha posto in primo piano le esigenze di riduzione dei costi e razionalizzazione dei servizi, ha mutato a fondo l’approccio alla malattia e al malato stesso, con una preferenza per l’efficienza che non di rado ha posto in secondo piano l’attenzione alla persona, la quale ha l’esigenza di essere capita, ascoltata e accompagnata, tanto quanto ha bisogno di una corretta diagnosi e di una cura efficace“.

Ci ha fatto piacere che il Santo Padre abbia accennato anche a chi si prende cura del malato: di noi operatori , del nostro carico di lavoro e della nostra formazione.

“La cura che prestate ai malati, – ci ha detto Papa Francesco – così impegnativa e coinvolgente, esige che ci si prenda cura anche di voi. Infatti, in un ambiente dove il malato diventa un numero, anche voi rischiate di diventarlo e di essere “bruciati” da turni di lavoro troppo duri, dallo stress delle urgenze o dall’impatto emotivo. È quindi importante che gli operatori sanitari abbiano tutele adeguate nel loro lavoro, ricevano il giusto riconoscimento per i compiti che svolgono e possano fruire degli strumenti adatti per essere sempre motivati e formati“.

Sulla formazione il Santo Padre ci ha indicato la strada: “La formazione non sia solo confronto, studio e aggiornamento, ma ponga una particolare cura alla spiritualità, in modo che sia riscoperta e apprezzata questa dimensione fondamentale della persona, spesso trascurata nel nostro tempo, ma così importante, soprattutto per chi vive la malattia o è vicino a chi soffre“.Ci ha colpito come ha introdotto il tema dell’obiezione di coscienza: “Una scelta – ha detto – che non deve essere motivo di disprezzo o di orgoglio. Si deve farla con umiltà e rispetto, cercando il dialogo non come chi sale in cattedra, ma come chi cerca il vero bene delle persone. Un tema questo quanto mai attuale sia in ambito sanitario vero e proprio, ma anche più ampliamente in ambito sociale: il rispetto e l’accoglienza dell’altro“. Infine Francesco ci ha incoraggiati “a valorizzare sempre l’esperienza associativa, affrontando con nuovo slancio le sfide che vi attendono negli ambiti che insieme abbiamo considerato. Una buona sinergia tra le sedi regionali farà in modo che le forze dei singoli e dei vari gruppi locali non restino isolate ma siano coordinate e si moltiplichino“. E ancora: “Per mantenere sempre vivo il vostro spirito, vi esorto ad essere fedeli alla preghiera e a nutrirvi della Parola di Dio: sempre con il Vangelo in tasca, sempre a portata di mano: cinque minuti, si legge, così che entri in noi la Parola di Dio“.

Abbiamo vissuto questo momento quasi come una conferma della missione della nostra Associazione, nata tanti anni fa, ma ora rilanciata con una nuova spinta dopo questo incontro con Papa Francesco, anche per il nostro gruppo di Trento, con cui abbiamo condiviso questa grande emozione.

Incontrare il Papa e salutarlo personalmente nella sua semplicità e umiltà con il sorriso che lo contraddistingue, è stata la sorpresa più bella – sguardo nello sguardo – momento unico ed emozionante.La parola che ci esce dal cuore è: grazie!

I partecipanti dell‘ACOS di Trento

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina