Non ci abbandonare nella tentazione

Nella nostra società consumistica le tentazioni godono di una particolare attrattiva. “Lasciati tentare” è un modo ammiccante per invogliare a fare una nuova esperienza, a prendersi una vacanza, a rischiare un’avventura. Nella preghiera che Gesù pone sulle nostre labbra perché scenda nel cuore e da lì rinnovi la nostra vita, la parola risuona in tutta la sua drammatica serietà.

“Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mc 14,38). E’ la notte dell’agonia, della lotta suprema, della tentazione fino all’angoscia di allontanare il calice della passione. Gesù la vive aggrappato al suo “Abba”, consegnandosi a lui. Ma i suoi dormono, non ce la fanno a vegliare. Gesù li invita a rimanere vigili e a pregare per non lasciarsi sopraffare dal male che incombe, per non essere vinti dal nemico.

Ci sono le grandi prove, come le persecuzioni o le disgrazie, e ci sono tentazioni più ordinarie. “Per spiegare i cedimenti di molti cristiani bastano le prove comuni, la monotonia della vita, il logorio del quotidiano. Per spegnere gli entusiasmi, anche i più genuini, a volte basta il tempo che passa… E’ come un tarlo che giorno dopo giorno, senza apparenti mutamenti, svuota di ogni consistenza la fede. Il pericolo di questa prova è grande, perché frequente e subdola. Si cede senza accorgersi, si viene meno e non lo si sa… La trascuratezza del vigilare sulla propria fede è la strada per perderla poco a poco, quasi inavvertitamente” (B. Maggioni). “Non ci indurre in tentazione” è una traduzione poco felice del testo originale greco. Non deve neanche sfiorarci il sospetto che sia Dio a indurre in tentazione. La nuova traduzione Cei della Bibbia (2008) ha provato a correggere con l’espressione più vicina al senso originario “non abbandonarci alla tentazione”. Come a dire: non lasciare che cadiamo nella tentazione, ma se, per la nostra debolezza, questo ci capita, vieni, o Padre, in nostro aiuto, non lasciarci preda della menzogna, schiavi della seduzione del nemico.

Questa domanda al Padre – ci dice il Catechismo (CCC 2846) – “implora lo Spirito di discernimento e di fortezza”. La ripetiamo con fiducia e gratitudine davanti all’Eucaristia, giovedì 2 maggio, nell’ora di adorazione mensile proposta alle ore 16 dal Centro Eucaristico diocesano nella chiesa di S. Chiara.

Sodalizio degli adoratori

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