E’ il primo giovane trentino che ha fatto quest’esperienza, una novità nel panorama europeo
Pietro Scartezzini, 30 anni di Trento, è il primo giovane trentino che ha fatto l’esperienza dei “Corpi civili di pace”, una novità quasi assoluta nel panorama europeo, che consiste nell’intervento di giovani volontari appositamente preparati per la risoluzione o la prevenzione di conflitti in aree di crisi. Pietro ha da poco concluso il suo anno di volontariato nelle Filippine ed ha raccontato alla cittadinanza riunitasi presso la sede Acli di Trento “Le Filippine di Duterte”, la sua esperienza nel paese asiatico governato dal controverso presidente Rodrigo Duterte.
Una mattanza quotidiana. In nome dell’ordine pubblico (falso) e della lotta alla droga. Colpendo però principalmente i drogati – i consumatori -, i pesci piccoli, e non gli spacciatori e le grandi reti del traffico, i veri pescecani che stanno devastando un’intera generazione nell’arcipelago del sudest asiatico. E’ questo il demenziale programma securitario di Rodrigo Duterte, da un paio d’anni presidente delle Filippine, sull’onda di un consenso popolare che non sembra trovare argini nella mancanza di ogni minima garanzia di rispetto dei diritti umani fondamentali.
E’ in un simile contesto non certo idilliaco – sofferto, ma carico di umanità viva – che ha operato per un anno Pietro Scartezzini, di Trento, quartiere Bolghera, rientrato da non molti giorni dopo un’esperienza nel “Corpo civile di pace”, a Panay Island, una piccola isola nella regione delle Visayas, nelle Filippine centrali. Una posizione geografica che ne fa una delle zone al mondo più esposte ai tifoni. “Per fortuna, nella mia zona – osserva Pietro – i venti non sono stati troppo forti, ma alcuni villaggi vicini sono stati spazzati via e ci sono state anche numerose vittime”.
Una violenza devastante della natura che si associa alla violenza cieca, ben più pervasiva e generalizzata, da parte dell’esercito e delle squadre paramilitari. Il giovane volontario trentino si è occupato di un programma di micro-sviluppo gestito dalla Caritas locale a partire dal devastante tifone Jolanda che nel 2013 aveva causato oltre 8 mila morti. Progetti di sviluppo agricolo e nel campo dell’allevamento. Preziosi in un’economia poverissima, di mera sussistenza, vitali per garantire il minimo di mantenimento per gente adusa a vivere di quel poco che la natura dà, il lavoro dei campi, la pesca. Ecco allora piccoli progetti di microcredito e microimprenditorialità per valorizzare il lavoro locale, le capacità insite in ciascuno e incentivando anche il lavoro di squadra secondo le metodologie del self help group, il mutuo aiuto. I contadini così si sentono valorizzati, aumenta la propria autostima in ciascuno di loro e questo vale tantissimo anche all’interno dei gruppi familiari, ci sono risvolti positivi nei rapporti con le mogli e i figli e si riducono fortemente fenomeni come le violenze in famiglia, l’alcolismo e l’abuso di droghe con un beneficio generale per il tessuto complessivo di intera una comunità di villaggio e di paese.
Pietro Scartezzini ha potuto lavorare in contesti “indigeni” dove i nativi sono fortemente discriminati e abbandonati a se stessi. Un lavoro paziente, di cura e di vicinanza, di lunga durata, dove tuttalpiù si semina qualche buon seme e poi saranno altri a raccogliere, più avanti, aspettando con pazienza, tenacia, con perseveranza.