“Desideriamo ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto…”. Chi ha seguito la cronaca del primo “Dolomiti Pride”, che sabato scorso ha manifestato per le strade di Trento le attese delle persone omosessuali, transessuali e dei loro familiari, può facilmente ritrovare in questa e in altre affermazioni fissate da Papa Francesco nella “Amoris Laetitia” una posizione chiara, papale papale, verrebbe da dire: la Chiesa stigmatizza decisamente l’omofobia in ogni sua espressione. Anche per questo, nel diffondere un annuncio gioioso di Dio sulla sessualità e l’amore umano, vuol farsi vicino a quanti sono attratti da persone dello stesso sesso per accompagnarle in una ricerca che fin da ragazzi è spesso sofferta non solo per gli aspetti psicologici, ma anche per atteggiamenti di esclusione o discriminazione subiti.
Seguendo le parole nette del documento postsinodale le comunità cristiane devono guardare a loro e relazionarsi con loro in un atteggiamento fraterno e accogliente. E, insieme, anche onestamente chiaro rispetto alle valutazioni etiche che non sono semplicistiche e non possono essere ridotte a slogan o irrise con battute. Da una parte che dall'altra.
Le esperienze pastorali avviate in varie diocesi italiane e anche il contributo spesso sofferto di gruppi ecclesiali di omosessuali credenti hanno favorito l'approfondimento dei criteri morali e delle situazioni: c'è una distinzione tra la valutazione non negativa della tendenza omosessuale e il giudizio negativo (con l’invito quindi all’astinenza) verso quelle azioni della sessualità – definite “atti intrinsecamente disordinati” – che “non possono raccontare l’amore personale, perché – come scrive il teologo Aristide Fumagalli a proposito degli atti omosessuali – non salvaguardano la differenza sessuale”.
Un altro tema, suggerito anche dallo sviluppo delle normative statali, è stato affrontato con chiarezza in Amoris Laetitia: “Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali – vi si legge – non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Va riconosciuto che in Italia “non esistono per legge le famiglie arcobaleno” ma ci sono le persone unite civilmente secondo appunto la legge del sull'unione civile; pur utilizzando purtroppo alcuni termini che nella prassi vengono poi avvicinati ad un simil matrimomio, essa rappresenta però un istituto diverso dal matrimonio, come le stesse persone dovrebbero riconoscere, anche a difesa dei loro diritti e per consapevolezza dei loro doveri.
Rispetto ai figli la decisa contrarietà della morale cattolica rispetto a pratiche della cosiddetta “maternità surrogata” (peraltro contestata anche dal documento dell'associazione Arcilesbica nel prendere le distanze dal raduno trentino) o di adozione omosessuale è motivata anche dai riflessi psicologici ed educativi.
Ma questo giudizio non significa peraltro che i ragazzi che vivono con due genitori dello stesso sesso debbano essere penalizzati: anzi, va protetta e difesa nel modo migliore non solo la loro dignità di persone ma anche la loro crescita, indubbiamente più complessa: diverso vivere in una famiglia con un papà maschio e una mamma femmina che con due genitori dello stesso sesso”.
Queste attenzioni, richiamate in una prospettiva di dialogo fraterno a qualche giorno di distanza dal primo raduno “dolomitico”, puntano a favorire uno stile di relazione in cui anche le comunità cristiane possano andare oltre pregiudizi che in passato hanno pesato molto.
Con un atteggiamento più attento anche alla vicinanza e all’accompagnamento dei genitori con figli omosessuali, “affinché – come dice ancora Amoris Laetitia – coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli stessi aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita”.