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“Gli ammalati ci restituiscono una fotografia più autentica della vita, perché la malattia mette spesso a nudo l’insignificanza del nostro correre affannoso, costringendo a fermarsi e riprendere il mano il dono del tempo”. Lo sottolinea l’arcivescovo Lauro in occasione della XXVI Giornata Mondiale del Malato che si celebra domenica 11 febbraio.
In relazione a tale Giornata, monsignor Tisi ha celebrato una s. Messa ieri mattina all’infermeria del clero, oggi presiederà la s. Messa a Trento nella chiesa di S. Maria Maggiore ad ore 19.00: all’appuntamento diocesano sono invitati ammalati e familiari. Domani, domenica 11, guiderà, invece, la celebrazione eucaristica nella cappella dell’ospedale S. Chiara alle ore 17.00.
“Il tempo abitato dalla malattia – argomenta l’Arcivescovo – restituisce la possibilità di rimettere a fuoco volti che nella normalità ci sfilano spesso davanti in sequenze indefinite e sfuggenti. Torniamo a innamorarci di quei volti, ad assaporare la gioia di un sorriso e il calore di una carezza, che si trasmette sì a chi la riceve, ma scalda anche la mano di chi la offre”.
“Bisogna abbattere il tabù del malato come persona da isolare, cercare invece un contatto. una vicinanza che sia soprattutto un gesto di affetto” sottolinea don Piero Rattin, delegato vescovile per la pastorale della salute (ascolta qui sotto)
Sempre domenica, alle ore 15, don Lauro celebrerà una s. Messa al Punto d’Incontro in memoria del suo fondatore don Dante Clauser, scomparso l’11 febbraio 2013.