Martedì scorso a Trento è stato firmato un protocollo d’intesa tra la Federazione Trentina della Cooperazione e il Consorzio del Comuni, tra i due presidenti, Mauro Fezzi e Paride Gianmoena, perché nei punti vendita delle Famiglie Cooperative più decentrati, quelli che maggiormente soffrono la crisi, vengano “offerti” anche servizi comunali, ma non solo. Quali è ancora tutto da definire. Per intanto si partirà, in via sperimentale, tra qualche settimana, a Sclemo, frazione di Stenico e a Brione, che fa parte del Comune di Borgo Chiese, entrambe municipalità giudicariesi.
“Saranno servizi aggiuntivi per garantire la sopravvivenza ai piccoli punti vendita. – ha sottolineato il presidente Fezzi nel corso di una conferenza stampa nella sede della Cooperazione in via Segantini a Trento –. Penso si tratti di un momento di innovazione per la cooperazione di consumo, un esempio di cooperazione di comunità”.
“Chi vive nelle valli, in frazioni lontane – ha affermato Gianmoena – ha diritto agli stessi servizi di chi vive nei centri più grossi o in città. E per fare questo sono necessarie sinergie e idee nuove”.
Per le Famiglie Cooperative ci saranno anche dei ritorni economici (attraverso accordi con i Comuni per i quali si svolgerà il servizio), che contribuiranno a far respirare i magri bilanci, tanto più in un momento non facile come quello attuale.
Quali saranno effettivamente i servizi offerti è tutt’ora in discussione e sarà il risultato anche di un confronto tra le amministrazioni coinvolte e i residenti nelle frazioni. Potrebbero essere servizi a “bassa soglia” come di altri che necessitano di un minimo di formazione del personale dei punti vendita. Ad esempio, un residente, dopo essersi recato nel centro principale (dove ha la sede il Comune), per richiedere dei documenti potrebbe poi andare a ritirarli alla Famiglia Cooperativa, senza doversi sobbarcare qualche altro chilometro di montagna.
Lo stesso potrebbe essere per la consegna dei farmaci o per le pratiche Imi.