Alcune riflessioni sul suo ruolo di accompagnamento e di responsabilità
La richiesta del battesimo, anche in Trentino, oggi non è più scontata e avviene in condizioni diverse dal passato. Una nuova sfida, che sollecita la comunità cristiana ad un approccio rinnovato. Siamo sempre stati abituati a pensare: “Quali garanzie dobbiamo richiedere a chi domanda il Battesimo?”. Liberiamoci dall’idea che i Sacramenti siano dei sigilli conferiti a chi dimostra di aver completato un percorso di fede (peraltro, chi può dire, di sé, di averlo completato?)!.
È, invece, il Sacramento del Battesimo che genera alla Fede; è un punto di partenza che dà origine ad un percorso. Quindi la Chiesa è chiamata a offrirlo con generosità (come un bene che amministra senza possederlo, perché la supera), e poi a sentirsi responsabile della crescita delle persone, accompagnandole in modo adeguato nel loro cammino di vita e di fede. Il vescovo Lauro, nel suo intervento, ha detto con forza che la comunità cristiana non può “appaltare” la pastorale battesimale agli specifici operatori (anche se gli operatori sono importanti, e il Vescovo li ha ringraziati): “La ‘questione Battesimi’ riguarda tutti, dobbiamo risponderne tutti”. La comunità cristiana oggi deve chiedersi: “Come possiamo creare le condizioni per poter “sensatamente” accogliere la richiesta del Battesimo?” Tre sono i passi che costituiscono le linee di fondo della pastorale battesimale: accogliere coloro che a noi si rivolgono; curare la celebrazione del sacramento; avere a cuore l’accompagnamento della famiglia e dei figli negli anni successivi. I genitori che chiedono il Battesimo spesso non partecipano regolarmente alla vita della comunità o alla Messa domenicale e non sempre sono uniti dal sacramento del matrimonio cristiano. Tuttavia, il fatto che chiedano il Battesimo mostra che essi hanno ancora qualche legame con la Chiesa. Perciò, dobbiamo accoglierli con un benvenuto, renderci attenti alle loro condizioni di vita e alle loro motivazioni di fede, cercare di coglierle e farle maturare, tentare di favorire un passo in avanti. Nella celebrazione, poi, i genitori sono chiamati ad una professione di fede che, quand’anche non sorretta da chiarezza teologica e da esperienza consolidata, tuttavia li mobilita e coinvolge nel “movimento della fede” espresso dalla comunità celebrante. Ed infine, è essenziale accompagnare la famiglia e i figli negli anni successivi alla celebrazione. Si tratta di investire nelle relazioni, da parte di qualunque membro della comunità che ne abbia la possibilità, così come di effettuare proposte mirate per le famiglie con bimbi piccoli. Monsignor Tisi ha, inoltre, sottolineato che le modalità di celebrazione del Battesimo, così come il percorso di preparazione ed eventuali cammini successivi, non devono mai essere imposti, ma proposti con duttilità, discrezione e fantasia, mettendo al centro le persone e le relazioni, fiduciosi che “se accostiamo positivamente le persone, poi piano piano le facciamo evolvere”. E ha concluso: “Torniamo a costruire comunità e abbiamo fiducia in esse: nel loro insieme sono meglio di quel che pensate, questi genitori sono meglio di come li pensiamo, e noi dobbiamo riavviare processi, piccoli percorsi”, con “fiducia, duttilità e progettualità”