
Il testo di Papa Francesco ha avviato una “grande rivoluzione pastorale, una svolta nel segno del Vangelo”
“Ora tutto può cambiare” scrisse la vaticanista Stefania Falasca su Avvenire il 9 aprile dello scorso anno nel primo commento ad “Amoris Laetitia”. Il corposo e innovativo testo di Papa Francesco è stato al centro giovedì scorso del dibattito promosso proprio da Avvenire e da Vita Trentina per verificare l'impatto del documento postsinodale sulla famiglia dentro le comunità cristiane ma anche nell'opinione pubblica. “La famiglia è il tema del momento ed è la prima tappa del cammino sinodale avviato da Papa Francesco ed ora rivolto ai giovani – ha premesso il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, accompagnato dal direttore generale Paolo Nusiner – attraverso gli strumenti inediti dei questionari locali che mirano ad un ascolto reale dei diretti interessati”.
Ne hanno parlato, dopo il saluto del parroco don Andrea Malfatti nell'oratorio di Pozza di Fassa, esperti e testimoni fra i più qualificati come i coniugi trentini Matassoni che hanno vissuto come uditori il Sinodo ordinario dei Vescovi: “Nel testo del Papa abbiamo ritrovato la realtà viva di una Chiesa in cammino, vissuta a Roma con altre coppie – hanno detto i roveretani Lucia e Marco Tomassoni – Abbiamo condiviso la gioia dell'incontro con un respiro mondiale, siamo stati invitati a guardare ai problemi della famiglia con gli occhi di Dio. A partire dalla Parola, compagna di viaggio perchè ci presenta l'esperienza vissuta da altre famiglie fin dall'Antico Testamento. Amoris Laetitia ci insegna ad ascoltare tante storie di vita e a considerarci sempre in cammino, anche negli inevitabii momenti di fragilità”.
Per il coordinatore del mensile “Noi, Famiglia & Vita”, Luciano Moia, l'esortazione apostolica ha segnato una “grande rivoluzione nella Chiesa” in ogni parte del mondo: “Come nessun altro documento ha prodotto una risposta tanto impetuosa e spontanea ad ogni livello, una grande svolta nel segno del Vangelo”.
Secondo Gentili “la famiglia non è più un ambito, ma diventa un luogo oggettivo e unificante dell'azione pastorale della Chiesa e questo vuol dire cambiare mentalità anche nella pastorale familiare: non si occupano più degli spazi, ma si accompagna, ci si mette accanto alle persone”.
E' come, per dirla con il teologo Sequeri, se Amoris Laetitia avesse fornito delle regole grammaticali (“qualcuna anche nuova, in più di prima, osserva don Gentili) con le quali ora si deve raccontare e testimoniare l'amore umano nella luce del Vangelo.
“Possiamo farlo con la fantasia che ogni coppia può ora liberamente mettere in campo”, aggiungono i Matassoni, giacchè “anche un matrimonio in cui tutto sembra andar bene ha sempre bisogno di ripartire, di rimettersi in gioco ogni giorno, di guardarsi dentro, di stare sulla strada”. Secondo Luciano Moia, questo “nuovo alfabeto sulla famiglia” chiama ad una “nuova responsabilità” anche gli operatori della comunicazione sociale, “costretti” ad un discernimento sempre nuovo, quando l'attenzione si sposta dall'elenco dei divieti e dei permessi all'interrogazione delle proprie coscienze: “é un cambiamento radicale”.
“Mi ha sorpreso sentire tanti cristiani e tanti operatori pastorali sentir dire dopo aver letto queste pagine: finalmente!” confida don Gentili che raccomanda d'insistere sulla divulgazione di questo testo sinodale: “Dobbiamo avere pazienza ma dobbiamo saper accompagnare questo germoglio, perchè – come dice il Papa – il tempo è sempre superiore allos spazio.