L’attenzione agli anziani fa la differenza di una civiltà

Nel gennaio 1982, l’editoriale di Vita Trentina dedicato all’Anno dell’Anziano voluto dall’ONU, auspicava una scelta culturale che affermasse la dignità dell’anziano con la stessa considerazione che si ha per il bambino appena nato. “Stiamo però attenti – avvisava il direttore Vittorio Cristelli, con la sua vista acuta – che quest’interesse non decada ad assistenzialismo pietoso e nemmeno ad un coccolamento degli anziani, come fossero ridiventati bambini”.

Attraversando sabato pomeriggio in Duomo la Porta della misericordia, centina di pensionati trentino ci segnaleranno col loro giubileo un protagonismo ecclesiale non sempre valorizzato (gli anziani “soggetto di pastorale, non oggetto”, ripeteva don Bona Bassetti, pioniere dalla tonaca lunga) che ora va ripensato anche dentro l' inesorabile sbilanciamento generazionale.

Fra 15 anni le statistiche sull’allungamento della vita prevedono che in Trentino gli ultra 65enni saranno 150 mila, un terzo in più di quanti sono oggi. Per il nostro domani meritano approfondimento gli investimenti pubblici di oggi: i tagli nel sistema di welfare (vedi la riforma provinciale delle RSA) non vanno studiati sulla base di criteri burocratici di razionalizzazione, ma delle ricadute sulla persona anziana, nelle sue diverse condizioni: chi deve essere aiutato a rimanere a casa assieme a figli sostenuti nel loro carico di “generazioni sandwich”, cioè con nonni già fragili e nipoti non ancora autonomi; chi non ha un supporto familiare ed economico (un 15%, secondo le indagini provinciali) e rischia di rimanere “invisibile” se la comunità e i servizi non ne intercettano l'urgenza di presa in cura; chi deve essere accolto in Residenza Sanitarie Assistenziali che sono sempre più attrezzate per il futuro, come si è visto sabato a Cadine al taglio del nastro alla struttura della SPES (vedi pag. 27), ma che devono affrontare insieme alla loro comunità emergenze impreviste, come la precocità della demenza senile: l’Alzheimer è ancora sottostimato. Sono valutazioni culturali e strategie sociosanitarie che vanno affrontate senza cadere in quell’efficientismo che Papa Francesco ha bollato come “cultura dello scarto”: lascio perdere quanto non incide positivamente sul Pil.

Per aumentare invece il FIL – l’alternativo indice della vera “felicità interna lorda ” di una comunità – risulta invece decisivo proprio il contributo degli anziani rimasti attivi. e sempre continuamente attivati per non cedere alla tentazione dell’alcol (il 23% degli ultra65enni è ancora ad alto rischio ) o della passività.

A ben pensarci, il mettersi a disposizione degli altri nel volontariato non è solo un restituire quanto si è avuto da giovani. E' un modo per riportare dentro contesti sociali vitali come il tempo libero, l'assistenza e lo sport, un contributo sapiente di esperienza, meglio ancora se offerto con umiltà e discrezione, senza presunzioni. In un tempo di crescente povertà relazionale un anziano ancora ricco di fiducia nella Vita, indipendentemente dall’anagrafe, può essere “angelo custode” per un altro anziano. Per non dire della dimensione familiare, tutt’altro che scontata, dove il nonno non invadente rappresenta molto di più di un baby sitter: un riferimento di equilibrio e di sapienza, anche testimone di una fede che dà sapore alla vita.

Non si tratta di “coccolare” gli anziani, ma di ribadire l’importanza specifica di ogni stagione della vita.  Tanto più al termine di una settimana che ha visto Papa Francesco ricordare la sua frequente raccomandazione di un patto fra le generazioni: ha indetto a sorpresa il Sinodo dei vescovi sui giovani (in diocesi si preparano al primo incontro col vescovo Lauro con “passi di Vangelo”) e nelle stesse ore ha nominato cardinale un prete albanese di 88 anni, testimone di fede coraggiosa. “L'attenzione agli anziani fa la differenza di una civiltà” ama dire Bergoglio che dedica loro un affettuoso capitolo nell'Amoris Laetitia invitandoci ad “ascoltare il grido degli anziani”.

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