Asilo Rosmini, pagine di storia

Fotografie e documenti inediti, tra cui, forse il più prezioso, l'Albo d'oro dei benefattori: grazie ad un ritrovamento, potremmo dire provvidenziale, ora si può sfogliare, con curiosità ma anche con l'interesse dello storico, il libro “L'Asilo infantile 'Antonio Rosmini'” di Rovereto.

Il 7 gennaio 1998 iniziavano infatti i lavori di ristrutturazione dell'edificio ed una ruspa si mise in moto per eliminare la grande quantità di materiale della cantina, quando Franca Bronzini Zecchini, consigliere onorario dell'ente gestore dell'asilo, notava una grande cassa chiusa, destinata a finire nei rifiuti con il resto delle macerie. Era piena di carte messe alla rinfusa, ma se ne intuì fin da subito l'importanza.

La scoperta è stata la scintilla non solo per la pubblicazione del libro, che riporta “storie di persone, idee e luoghi a servizio della città”, come recita il sottotitolo, ma anche per il riordino dell'archivio storico dell'asilo, ora consultabile. Le trecento pagine, con linguaggio semplice e corredate in gran parte da fotografie e illustrazioni, sono state curate da Fabio Campolongo, Ierma Sega e Raffaela Zamboni, con i contributi di otto persone.

La storia dell'asilo è inserita in una succinta panoramica sull'importante trasformazione della città, a cavallo tra Otto e Novecento; vengono inoltre riportati alcuni concetti del pensiero pedagogico rosminiano e della storia degli asili, nati in Inghilterra nel 1806; oltre alla testimonianza di maestre in pensione ed ex “asilotte”. Le fotografie e vecchi oggetti – tra cui giocattoli – di latta e carta hanno permesso di ricostruire spaccati di vita quotidiana dei bambini, maschi e femmine.

Il materiale didattico e i giochi rimarranno in mostra, nell'atrio dell'asilo, per alcuni mesi. La presentazione del volume, avvenuta il 9 aprile con grande partecipazione presso il palazzo della Fondazione “Caritro”, è stata inserita tra le varie iniziative della prima edizione del “Rosmini Day” (8 aprile), promosso dal Centro di studi e ricerca “A. Rosmini” dell'Università di Trento per favorire la conoscenza del Beato roveretano. Si è inoltre voluto ricordare il 170/o anno di attività della prima istituzione in favore dell'infanzia a Rovereto, avviata il 13 ottobre 1845 nei locali di casa Trenner-Gentilini, in via Malcanton.

Antonio Rosmini aveva pensato di creare un asilo per i piccoli orfani rovertani ma morì prima di poter realizzare l'idea, mentre vi riuscì in Piemonte. Nel 1872 don Francesco Paoli, già segretario del Rosmini ed erede delle sue proprietà trentine, donò al comune di Rovereto il terreno dove sorgeva l'ampio orto di Casa Rosmini per costruirvi l'edificio, chiedendo che fosse intitolato al filosofo. I lavori – su progetto dell'ingegnere milanese Giuseppe Didioni – partirono in quello stesso anno. L'inaugurazione fu il 13 settembre 1873.

La primitiva struttura era semplice e funzionale, come avrebbe voluto il Rosmini. Essendo pedagogista, il Paoli elabrò anche un metodo educativo, su principi rosminiani, intitolato il “Cono Pedagogico dell'Asilo d'Infanzia di Rovereto”, volto a sviluppare le “potenze sentimentali”, con il gusto del bello, “intellettuali e morali” del bambino. Invitava poi le maestre ad insegnare l'amore al prossimo e alla propria nazione, senza però disprezzare quelle straniere.

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