“Una visione in cui i laici siano decisivi”

Tra le sfide del vescovo, anche una valorizzazione piena dei collaboratori nel “progettare” il futuro

Con Pierino Martinelli, direttore della Fondazione Fontana onlus, proseguiamo nella riflessione sulle aspettative che la nomina di mons. Lauro Tisi a vescovo di Trento ha suscitato, sulle sfide che lo attendono, ma anche sull’impegno con cui la comunità cristiana è chiamata a sostenere il suo cammino pastorale.

“Ho sempre apprezzato la sua capacità empatica e la sua visione di Chiesa a lungo termine. Una visione – spiega Martinelli – che si radica nelle esigenze profonde dell’essere umano al quale il messaggio di Gesù Cristo dà risposte concrete soprattutto in questo momento storico, non solo per i cristiani”. Lo stesso fenomeno migratorio che è sempre esistito nella storia degli uomini, oggi viene vissuto come un passaggio epocale.“Ci disorienta perché scombina le nostre sicurezze – prosegue – ma ci offre anche la possibilità di essere in contatto con la debolezza, con gli ultimi. Un atteggiamento distintivo di don Lauro (mi piace chiamarlo 'don' almeno fino alla sua ordinazione episcopale, sorride ndr), pensiamo ad esempio al suo impegno nel disagio psichico. Credo che questa inclinazione sia la chiave per dare risposte profonde, partendo dalla nostra fede, a tutta la società”.

Martinelli auspica inoltre un maggiore investimento nella formazione dei laici per una loro corresponsabilità piena all'interno delle parrocchie. “Non solo per il calo dei sacerdoti – precisa – ma soprattutto perché quello dei laici è un ruolo ben definito dal magistero della Chiesa. Occorre quindi puntare sulla formazione e sulla competenza affinché le persone siano in grado di uscire dal ruolo meramente operativo per assumersi una responsabilità attiva, decisiva, nella comunità cristiana, decanale, diocesana”. L'impegno dei laici viene già riconosciuto, “tuttavia c'è una generale mancanza di visione – precisa Martinelli – l'ho riscontrata in un Consiglio pastorale: alla domanda 'dove abbiamo intenzione di portare la nostra comunità nei prossimi cinque anni?' la risposta è stato un silenzio”. Per questo serve un percorso formativo serio per affiancare i nostri parroci. “In maniera sinodale e con fiducia reciproca – aggiunge – una fiducia fra le parti che viene esercitata nella delega. Il futuro della Chiesa si costruisce sul gioco di squadra, meglio ancora se composta da giovani sui quali trasferire le attitudini all'ascolto, all'accoglienza”.

Sono gli stessi stimoli per un “nuovo umanesimo” scaturiti dal Convegno ecclesiale di Firenze, al quale Pierino Martinelli ha partecipato anche come delegato triveneto nel Comitato preparatorio. “Auspico che la comunità – conclude – diventi la preoccupazione pastorale principale intorno alla quale ruotano gli altri aspetti organizzativi. Una visione di Chiesa che mette la comunità al centro”.

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