Un fresco volume racconta attraverso i giornali come in Alto Adige vennero vissuti gli anni tra il 1914 e il 1918
Nel 1918, dopo quattro anni di conflitto, a Bolzano non si trovava quasi più nulla di commestibile. Quella che era stata annunciata come una guerra “rapida”, aveva mietuto migliaia di vite al fronte, e tante altre ne stava portando via per la povertà e la fame.
A raccontarlo sono le cronache di allora. Sfogliando le diverse edizioni dei quotidiani “Der Tiroler” e “Bozner Nachrichten” è possibile ricostruire il quadro quanto mai desolante di una popolazione ferita negli affetti e fiaccata nel fisico.
E furono le donne, in quegli anni, a ricorprire un ruolo particolarmente importante. Nel capoluogo altoatesino giunsero dopo pochi mesi dall’inizio del conflitto i primi feriti. Già sul finire dell’agosto 1914 si costituì a Bolzano un comitato di donne per l’assistenza ai degenti dell’ospedale militare. La stazione bolzanina vide passare ogni giorno numerose tradotte militari e numerosi furono i volontari, che si presero cura dei militari in transito, rifocillandoli con cibo e acqua.
La chiamata alle armi dei padri di famiglia, vide costrette le donne a prenderne il posto, anche sul luogo di lavoro. Bolzano vide proprio in quegli anni le prime donne alla guida dei tram. Sono sempre le donne ad amministrare le “cucine di guerra”. A Gries ne venne costituita una, che distribuì negli anni del conflitto decine di migliaia di pasti con una media di 280 al giorno. E sono ancora le donne, rimaste a prendersi cura della famiglia e dei masi, a dover fare i conti con la mancanza di cibo e a cercare di limitare i frequenti saccheggi, ad opera dei militari.
La Bolzano che era entrata in guerra tra sfilate, concerti bandistici e sventolìo di berretti e fazzoletti, si accorse ben presto quale era il vero volto della guerra. Terra di passaggio verso il Brennero, vide passare decine di migliaia di soldati. Molti ne accolse per curarne le ferite. La gente si trovò a fare i conti con la fame, non mancò di fare vittime.
Il 10 settembre 1919, nel castello di Saint Germain, nei pressi di Parigi, venne firmato l’accordo di pace tra Austria e Italia. La notizia sul quotidiano “Der Tiroler” esce solo tre giorni più tardi, perché i tipografi erano in sciopero. La guerra è finalmente finita, ma per la gente del Sudtirolo il trattato di pace segnerà anche un cambiamento profondo. Il territorio altoatesino, infatti, passa dall’Austria all’Italia. A testimonianza dello stato d’animo della gente rimangono le parole, pronunciate dal sindaco di Bolzano Perathoner in consiglio comunale: “Mi mancano le parole, per descrivere il profondo dolore che attanaglia tutta la popolazione del Sudtirolo tedesco, senza differenza di ceto e professione, ed anche quello dei nostri compatrioti a nord del Brennero. I fiduciari dei vari partiti politici hanno espresso con una solenne protesta scritta al commissario generale governativo a Trento il punto di vista loro e della popolazione del Sudtirolo tedesco nei confronti dell’imposizione di una pace violenta. Non ho nulla da aggiungere, su questa protesta. Ma ora noi dobbiamo tener conto della realtà dell’annessione e dobbiamo lasciare alla storia la responsabilità di chiarire se essa intende riconoscere come definitivo ed immutabile l’atto di forza messo in essere da quattro signori a Versailles. Adesso non ci resta che sperare che il governo riconosca il diritto all’autodecisione almeno nell’ambito della realtà interna italiana e che ne consenta l’attuazione nella misura più ampia”.
Era iniziata la pace. Ed era iniziata anche il lungo cammino che ha portato alla realizzazione dell’Autonomia e della convivenza pacifica tra gruppi etnici, studiata e seguita con interesse dentro e fuori dei confini nazionali.